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Donne in architettura: Lina Bo Bardi (1914 – 1992) – di Carlo Gibiino

Le donne hanno sempre dimostrato la loro passione e il loro talento per il design e l’architettura in una professione dominata dagli uomini. È paradossale che persino nel XXI secolo l’architettura possa ancora rappresentare un percorso di carriera impegnativo per le donne, e l’ineguaglianza di genere continua ad essere motivo di preoccupazione. Il ruolo che le donne hanno giocato nell’architettura è stato storicamente trascurato e la rigida struttura della società ha schiacciato i loro contributi tendendo a trascurali. Tuttavia, ci sono donne architette che, sfidando i pregiudizi della professione, hanno avuto un profondo impatto sull’architettura come la conosciamo oggi. In questa nuova rubrica celebriamo donne il cui impatto nel mondo dell’architettura è incommensurabile. Hanno aperto la strada a generazioni di architetti donne e hanno dato un grande contributo all’architettura internazionale. La lista, ovviamente, non è esaustiva e molti nomi importanti possono essere lasciati fuori e per ciò chiedo venia.

Questa rubrica vuole solo essere una piccola finestra su una lunga lista di leggendarie donne in architettura.

São Paulo Museum of Art (MASP). Image © Pedro Kok
  1. Lina Bo Bardi (1914 – 1992)

Lina Bo Bardi fu uno degli architetti più importanti ed espressivi dell’architettura brasiliana del XX secolo. Nata in Italia come Lina Achillina Bo, ha studiato architettura all’Università di Roma, trasferendosi a Milano dopo la laurea. A Milano, Bo Bardi ha collaborato con Gio Ponti e in seguito è diventato direttore della rivista Quaderni di Domus. Con il suo ufficio distrutto durante la seconda guerra mondiale, Bo Bardi, insieme a Bruno Zevi, fondò la pubblicazione La Cultura della Vita. Incontra il critico e storico dell’arte Pietro Maria Bardi, con il quale si trasferisce definitivamente in Brasile.

Sesc Pompéia. Image © Pedro Kok

A Rio de Janeiro, con i suoi dintorni lussureggianti e le costruzioni moderniste, Bo Bardi iniziò ad assimilare queste nuove influenze, un processo che sarebbe culminato quando si trasferirono a San Paolo. Ha iniziato a studiare la cultura brasiliana da una prospettiva antropologica ed era particolarmente interessata alla convergenza tra arte e tradizione popolare.

Nel 1950 co-fonda la rivista Habitat e nel 1951 progettò la sua casa, la Glass House, a Morumbi, a San Paolo; la casa è considerata una delle opere paradigmatiche dell’arte razionalista in Brasile. Più tardi, nel 1957, iniziò a costruire la nuova sede del Museum of Art di San Paolo (MASP), dove sospese l’edificio sopra una piazza lunga 70 metri.

Sesc Pompéia. Image © Pedro Kok

Trasferitasi a Salvador per dirigere il Museu de Arte da Moderna da Bahia, Bo Bardi ha continuato a progettare progetti emblematici, tra cui il restauro del Solar do Unhão nel 1940, la Chame-Chame House nel 1964 la Sesc Pompéia nel 1977, e il Teatro Oficina nel 1984.

Image courtesy of Instituto Lina Bo e P.M. Bardi

Nel 1958, Lina Bo Bardi pubblicò una tesi di novanta pagine intesa come trattato o manifesto. Intitolato “Contributo introduttivo all’insegnamento della teoria architettonica” si è concentrato sul rapporto tra natura, società e architettura. Definiva l’architettura come “un’arte che deve prendere seriamente in considerazione la terra in cui ha luogo” e come “la proiezione dell’uomo civilizzato nel mondo”. Lina Bo Bardi credeva che “l’architettura si deve ispirare alla natura che la governa anche attraverso l’uso di materiali ed elementi necessari per modellarla armoniosamente “. Nel manifesto Lina Bo Bardi parla delle sue ispirazioni: le strutture organiche di Gaudi e le case degli emicicli di Frank Lloyd Wright. Le teorie di Bo Bardi sono illustrate nei suoi progetti di costruzione che enfatizzano l’importanza del riuso dell’architettura e della sostenibilità.

Lina Bo Bardi scomparve nel 1992, lasciando molti progetti in corso incompiuti.

Glass House. Image © Thiago Esperandio
Teatro Oficina Lina Bo Bardi & Edson Elito Image © Nelson Kon

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