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Ordine professionale o si cambia o si abolisce

 

Si legge sul sito dell’ordine degli architetti di Roma, dal convegno del 20 giugno 2007:
Riforma delle professioni 
– Dis-Ordine professionale 
Dialogo con gli architetti romani:In Italia da oltre quindici anni si parla di riforma delle professioni. In Italia da oltre quindici anni si affossa ogni tentativo di riformare le professioni. Intanto il sistema ordinistico mantiene un assetto vecchio, ingessato, anacronistico, che mostra sempre più tutte le sue carenze.
L’Ordine degli Architetti di Roma è convinto che, così come sono organizzati oggi, gli Ordini professionali non funzionino più e che il persistere di azioni corporative di lobby che, di fatto, puntano a mantenere lo status quo, è dannosa per il nostro sistema professionale ed è dannosa per il mondo degli architetti italiani. Abbiamo bisogno di modernizzare i nostri sistemi di rappresentanza, intensificare le azioni di formazione e aggiornamento professionale, favorire azioni di internazionalizzazione e di promozione all’estero dei progettisti, affrontare le emergenze occupazionali dei giovani: per fare tutto questo abbiamo bisogno di strumenti nuovi.

Per questo gli ordini professionali o si cambiano o si aboliscono.

E come non essere d’accordo!! Il gap culturale che esiste tra  professione e opinione pubblica è talmente alto, che bisogna urgentemente agire attraverso campagne di sensibilizzazione, volte ad avvicinare la popolazione all’architettura, occorre che i cittadini si rendano consapevoli del significato di qualità architettonica. Qualità vuol dire ricerca, aggiornamento, gestione consapevole del territorio, dei rifiuti, dei trasporti, dell’energia, degli spazi; l’architettura, come scienza e come arte, ha una grande responsabilità, – pensiamo ai materiali impiegati, all’impatto sull’ambiente, alla politica del riuso -, sulla qualità del vivere quotidiano. La qualità architettonica è il riflesso del grado di evoluzione di un Paese.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli Ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, e hanno dimenticato i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e dal successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.
Nel libro “I veri intoccabili” di Franco Stefanoni, dove ci dipingono come una casta, dicono: “il 44% degli Architetti è  figlio di Architetti” “una macchina del privilegio, con meccanismi e regole scritte e non scritte“.

Carlo Gibiino

 

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