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Caltanissetta: Rigenerazione urbana, inclusione sociale, civile ed architettonica – di Carlo Gibiino

Se i bambini sono il nostro futuro, noi siamo il loro presente, e oggi, 04 Novembre 2016, durante la seconda giornata di lavori dedicata all’intervento di Rigenerazione Urbana” ideata dall’Associazione Culturale “Genius Loci Architettura” di Caltanissetta, queste parole hanno acquisito un nuovo significato temporale, concettuale ed esperienziale, che và al di là della mera funzione linguistica e comunicativa. Dopo il primo intervento avvenuto la scorsa settimana, quest’oggi alle attività di riqualificazione ed abbellimento hanno partecipato oltre 200 persone fra tecnici, privati cittadini e scolaresche, I.S.S. F. Juavara, Scuola della prima infanzia G. Rodari e Scuola della prima infanzia M. Abbate, dimostrando ancora una volta che attraverso un percorso partecipato e di inclusione sociale, possono essere dati alla luce preziosi contributi al nostro deturpato territorio. I bambini si sono dedicati alla piantumazione di piante e fiori, alla colorazione muraria con “arte libera”, al gioco e alla conoscenza di un prezioso alleato: i rifiuti, o almeno quello che la società contemporanea definsce tali. Con questo intervento si concretizza quello che da tempo il Senatore a vita Renzo Piano chiama “La fabbrica dei desideri”, il progetto punta sul rammendo delle periferie attraverso piccoli progetti partecipati. Non si tratta di buttar giù il costruito, né di puntare su grandi opere, la sfida urbanistica ed architettonica, nonché sociale e civile, è quella di trasformare gli spazi “sospesi”, dove i servizi sono assenti, dove l’abbandono e l’incuria hanno preso il sopravvento sulla decenza e sulla bellezza. Il rammendo si basa su piccole “scintille” che possono innescare la rigenerazione urbana e sociale. Si individuano aree deboli spesso a causa di opere incompiute o trasandate e si elaborano progetti rigorosamente in sinergia con i residenti; sono loro a sapere cosa non va nel quartiere. Ecco quindi i tavoli di progettazione partecipata, i quali sono portatori di valorizzazione storica e culturale, dando la possibilità ai residenti di riviverlo come luogo di scambio e di socialità.  È accaduto e accade in molte parti del mondo e dell’Europa: pensiamo a Marsiglia, Berlino, Londra e alle molte altre realtà urbane in cui zone vecchie e degradate dei centri abitati hanno lasciato il posto a quartieri più sostenibili, più belli, più vivibili, contribuendo alla rinascita economica e sociale di intere città. È quello di cui anche il nostro Paese oggi ha grande bisogno: un’insieme di coraggiose operazioni di recupero di aree inutilizzate, o male utilizzate, che consentano di innescare un circolo virtuoso di “sostituzione” di quegli spazi che non garantiscono più standard accettabili di sicurezza strutturale, di efficienza energetica e anche di vivibilità dal punto di vista architettonico, urbanistico e sociale.  È fragile il paesaggio e  fragili sono le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per fare manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee, idee che poi, per ovvie ragioni, devono diventare fatti.
  Carlo Gibiino
 

 

 

 

 

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