Volevo fare l'architetto Il mio primo libro

14 – Volevo fare l’architetto

Da parecchio tempo, una domanda “turba” il mio pensiero quotidiano, chi è l’architetto? Ma soprattutto che mestiere svolge? Non mi è certo difficile pensare immediatamente al mondo dell’edilizia, mettendo per un attimo da parte la sua etimologia greca, e prendendo invece per corretta quella “moderna”! Prendo dunque in considerazione, le sue origini più fanciullesche, e penso immediatamente ai designers, ai loro viaggi mentali, alle linee morbide e accoglienti, ai tratti spigolosi e decisi, alla dinamicità e compostezza del design (letteralmente progetto), penso al ritmo modulare, all’armonia delle forme. Così mi capita di pensare ai “designers nostrani”, in questo caso non si vuole intendere lo specifico mestiere di disegnatori industriale, bensì coloro i quali lavorano per progettare le nostre case, le nostre strade, le nostre scuole, biblioteche, ospedali, teatri, chiese ecc… Mi domando come mai nella nostra realtà, il ruolo di designer, nella storia degli ultimi 50 anni, viene affidato a parecchie figure professionali, di indiscusse capacità nascoste, tranne che all’ architetto? L’architetto, nella sua formazione professionale, è costretto a scontrarsi quotidianamente con la sociologia moderna, con i processi cognitivi, senza tralasciare gli aspetti puramente scientifici, indaga sul senso dell’essere e sul suo archetipo, cerca di fondere forma e sostanza, estetica e funzionalità, licenza poetica e rigore, al fine di garantire una migliore fruizione degli spazi. E’ almeno da vent’anni che sento parlare di tutela, valorizzazione, conservazione e fruizione di spazi pubblici e più in generale di patrimonio culturale e storico artistico del territorio Italiano, ne parla l’articolo 9 della Costituzione, ne parlano i Piani Paesistici Territoriali, le Università, le convenzioni internazionali, le soprintendenze, i comuni le ex province, insomma se ne parla e poi? Esiste davvero una volontà politica di gestione del territorio e delle sue peculiarità storico artistiche e naturalistiche? E’ sotto gli occhi di tutti ormai, sia agli addetti ai lavori che ai non addetti che non esiste una pianificazione olistica che possa concretamente dare delle risposte ai problemi di uno specifico territorio, o meglio esistono come detto in precedenza tante, forse troppe leggi e leggiucole, come al solito si riempiono Km di carta ai quali poi non segue un percorso fattivo, così come, non pretendo di generalizzare, ma nella realtà che vivo non esistono pianificazioni volti alla concreta crescita di una intera popolazione sotto tutti gli aspetti, economici, sociali e culturali. La Sicilia è un vasto e ricco territorio ma purtroppo abbandonato a se stesso con una classe dirigente incapace di sottolineare i molteplici aspetti positivi di una regione continuamente martoriata da innumerevoli calamità sociali. La Sicilia e più in generale l’Italia non cresce e così anche la popolazione abituata al malaffare e sostenuta dal principio “fatta la legge scoperto l’inganno”. Tutti sono più furbi degli altri, le regole sono state inventate per essere infrante, si certo sono d’accordo, ma non può diventare una regola di vita, pochi sono coloro che si interessano alla “Res Pubblica” la maggior parte non reagisce perché crede che non la riguardi direttamente, perché c’è chi se ne interessa. E’ una questione di senso civico concetto ormai caduto in disgrazia negli ultimi decenni. E’ triste sentirsi abbandonati dalla propria madre – madre patria – ormai egoista e prevaricatrice che pretende continuamente e costantemente senza dare nulla in cambio.  In Italia si lavora solo ed esclusivamente per pagare una enorme quantità di tasse, i lavoratori sono continuamente vessati da uno stato padrone che ha creato negli anni una forma di schiavitù capitalistica condita da malaffare e raccomandazioni, per cui chi ha un’istruzione e degli obiettivi è costretto a scappare. In Sicilia c’è un detto “ cu nesci arrinesci” ( chi esce riesce), vuol dire che se espatri riesci a raggiungere i tuoi obiettivi, certo non senza difficoltà, ma è gratificante e stimolante arrivare a tagliare la linea dei propri traguardi cosa che nel nostro bel pese è impossibile ed è anche inutile cercare di porsi degli obiettivi a meno di essere il figlio o figliastro di turno allora vivrai una vita serena e piena di soldi ..si sa…con i soldi puoi comprare di tutto. Ormai il 40% dei laureati espatria e con il passare del tempo questo dato continuerà ad aumentare inevitabilmente e se da un lato sono contento e mi auguro che così sarà, dall’altro mi sento triste e incazzato nero. A cosa mi serve un istruzione di “alto grado” se poi mi devo re-inventare ogni giorno? Adesso è il momento del concorsone scuola, dove si decanta l’immissione in ruolo di più di 60.000 docenti, concorso al quale parteciperanno centinai di migliaia di laureati e non perché è un obiettivo, ma perché è l’unico obiettivo, quali sono le alternative? Bene in realtà ci sono altre due alternative: 1. entrare a far parte delle forze dell’ordine o del corpo dei militari, 2. entrare in politica, ecco tutte le opzioni che lo stato Italiano mette a disposizione dei suoi cittadini. Tre posizioni molto delicate e dedicate a chi ha veramente passione. L’insegnamento sta alla base educativa di un sistema sociale, il poliziotto rischia la propria vita ogni giorno per far rispettare regole create da chi poi non le rispetta e non le fa rispettare e il politico deve fare il bene della comunità. Vedo in questi mestieri umiltà, dedizione e rispetto, ma come si può pretendere tutto questo da chi sceglie di intraprendere le suddette carriere solo ed esclusivamente per interesse personale? Chi sceglie uno di questi percorsi lo fa per bisogno e viste le premesse non a torto.
Carlo Gibiino

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