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Le città insostenibili

Le città, luogo di incontri, scambi, culture, sapori, odori, colori. Le città oggi rappresentano la sconfitta di una generazione di uomini intenti quasi solo ed esclusivamente a fare soldi. Dal secondo dopoguerra ad oggi, le città sono state date in mano a palazzinari, uomini d’affare, manager, imprese edilizie, tutti tranne gli architetti. Le città sono il nostro gioello, il biglietto da visita di una popolazione, delle sue tradizioni, delle sua culture, del suo paesaggio. Un paesaggio che è stato, nel tempo dilaniato da interessi puramente economici a scapito della bellezza, della funzione, della fruizione. La città “moderna”, fatta di scatole d’affitto, mal isolata acusticamente affacciate su strade asfaltate senza la minima integrazione geografica e con il paesaggio naturale, si congestiona e si estende senza forma, incerta, indefinita. Il D.M. n. 1444/68 all’art. 3, definisce gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività  collettive, a verde pubblico, a parcheggi, spazi che non sono assolutamente riconoscibili e delineati nelle nostre città.Ma cosa si intende per insediamenti residenziali? Le città sono insediamenti residenziali? Perchè non sono stati minimamente presi in considerazione gli standards urbanistici previsti dal suddetto D.M. 1444/68? L’urbanista e l’architetto, organizzano  gli spazi urbani e architettonici, definiscono la lo loro posizione e la collegano nel tempo e nello spazio stabilendo percorsi perfettamente efficienti. Bisogna smettere di contrapporre sempre i punti di vista, che vanno invece fusi in una logica di armonia. Bisogna agire con intelligenza e programmazione di comune accordo con le amministrazioni locali, amministrazioni che spesso non sono sensibili ad una pianificazione territoriale strategica. Ne consegue quindi che gli obiettivi strategici si riducono ai pochi derivanti dalle priorità politiche espresse nella direttiva di mandato, tali obiettivi, però, non rappresentano tutti gli obiettivi strategici rilevanti, l’integrazione tra politica e amministrazione,serve ad impedire che ci siano attività di gestione che sono totalmente assenti nei pensieri politici e, viceversa, obiettivi strategici che non si traducono in programmi operativi. La disorganica sequenza di opere pubbliche delle varie amministrazioni e la disordinata ricostruzione dei centri urbani,eseguita più con spirito di ripristino o di massimo sfruttamento che di miglioramento,rappresenta una sintesi di disordine che una seria e positiva azione di programmazione urbanistica avrebbe potuto facilmente prevenire e superare. Occorre saper leggere il proprio territorio, selezionare le priorità di intervento sostenibili e guidare intorno a queste priorità le risorse pubbliche e private. Un suggerimento ci viene offerto dal legislatore, che in data 27 Febbraio 2004 ha approvato il disegno di legge sulla Qualità dell’Architettura, un disegno di legge quadro che promuove la nascita ed il consolidamento di una cultura della qualità architettonica ed urbanistica, una nozione fino ad oggi sottovalutata nell’ordinamento, e richiama l’attenzione degli operatori ai fini del raggiungimento di standard di progettazione quanto più elevati possibile. Per consentire un inserimento armonico dell’opera costruita nell’ambiente circostante (il cui valore paesaggistico è stato spesso compromesso da interventi architettonici ed urbanistici non sufficientemente ponderati) il disegno di legge individua principi fondamentali a cui attenersi e strumenti capaci di incrementare la qualità architettonica: concorsi di idee che favoriscano anche l’ingresso di giovani architetti ed iniziative di alta formazione con il coinvolgimento degli Ordini professionali, ma anche valorizzazione dell’arte e dell’architettura contemporanea.

Carlo Gibiino

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